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Quando l’Ikigai diventa un ponte di fiducia- Coach Adamo nei college inglesi

Quando l’Ikigai diventa un ponte di fiducia: Coach Adamo nei college inglesi

Per il quarto anno consecutivo, Coach Adamo è tornato nel Regno Unito per incontrare centinaia di adolescenti all’interno di due realtà formative d’eccellenza: il Reaseheath College di Nantwich e il Writtle University College di Chelmsford. Insieme a Helkin, ha guidato un nuovo laboratorio esperienziale dal titolo “Mi fido di Te”.

Un titolo semplice, che però custodisce una domanda universale: di chi posso fidarmi mentre cerco di capire quale direzione prendere?

Ed è proprio in questa domanda che l’Ikigai si affaccia, silenzioso, come una direzione che non si impone ma si rivela.

L’Ikigai come movimento di fiducia

Nell’incontro, la fiducia non è stata trattata come un concetto astratto, ma come un’esperienza concreta. Un gesto, uno sguardo, una parola mantenuta: sono questi i mattoni invisibili che permettono a una persona di muoversi verso ciò che sente autentico.

La domanda “Mi fido di Te?” non riguarda solo l’altro. Riguarda anche noi: sono una persona che costruisce fiducia attorno a sé?

È un passaggio che tocca tutti, indipendentemente dall’età. Perché ogni direzione ha bisogno di un terreno stabile su cui poggiare. La fiducia è ciò che permette a una persona di muoversi verso ciò che sente autentico.
Senza fiducia, nessuna direzione è possibile.

La fiducia come ponte nelle relazioni

La fiducia è un ponte che collega ciò che sentiamo a ciò che condividiamo. Non è un concetto astratto, ma un modo di stare nel mondo: essere affidabili, presenti, coerenti.

Nel workshop, questo ponte è stato attraversato più volte: nelle attività di gruppo, nei momenti di confronto, nelle parole scambiate.

Quando la fiducia cresce, anche la direzione personale diventa più chiara. E l’Ikigai smette di essere un’idea e diventa un movimento.

Il fallimento come spazio di apprendimento

Uno dei momenti più intensi del percorso è stato dedicato al fallimento. Non come ostacolo, ma come luogo di allenamento.

Molte persone vivono l’errore come una battuta d’arresto. Nel laboratorio, invece, il fallimento è stato osservato come un punto di svolta: un luogo in cui la fiducia può crescere, in cui la direzione può cambiare, in cui l’Ikigai può prendere forma.

L’Ikigai non nasce dalla perfezione, ma dalla capacità di restare in cammino anche quando qualcosa non funziona.

Le parole che costruiscono fiducia e direzione

Il linguaggio è stato un tema centrale del workshop. Le parole che usiamo per descriverci possono irrigidire o aprire. Possono chiudere una possibilità o farne nascere una nuova.

Nel laboratorio, il linguaggio è diventato un ponte:

  • parole che irrigidiscono,
  • parole che aprono,
  • parole che fanno spazio.

E quando una parola fa spazio, anche l’Ikigai trova un varco per emergere. Perché la direzione non è solo ciò che scegliamo: è anche ciò che siamo disposti a dire di noi.

In questo video puoi ascoltare una parte dello speech di Coach Adamo nel workshop:

Talento e Ikigai: quando ciò che siamo incontra ciò che condividiamo

Ogni persona possiede inclinazioni naturali: un modo di osservare il mondo, una sensibilità, un gesto che torna sempre. Ma il talento, da solo, non basta. Diventa Ikigai quando trova un posto nel mondo, quando diventa utile, quando diventa relazione.

Nel workshop, questo è diventato evidente: il talento non è un’etichetta, ma un movimento che cresce quando lo condividiamo.

E la fiducia è ciò che permette a quel movimento di diventare direzione.

La fiducia nelle relazioni come maturità dell’Ikigai

Il cuore del workshop “Mi fido di Te” è stato questo: la fiducia come forma adulta dell’Ikigai.

Non solo ciò che ti rende felice, non solo ciò che ti appassiona, ma ciò che ti rende parte di qualcosa.

Essere affidabili, presenti, coerenti: sono gesti che costruiscono direzione, che danno forma all’Ikigai, che trasformano la crescita personale in crescita condivisa.

Un progetto che cresce come cresce l’Ikigai

Negli anni, il percorso inglese ha attraversato temi diversi:

Ogni tappa ha aggiunto un pezzo, come se il progetto stesso stesse crescendo insieme alle persone incontrate lungo il cammino.

E ciò che emerge, anno dopo anno, è una verità semplice: le persone non hanno bisogno solo di imparare una lingua o una competenza. Hanno bisogno di sentirsi viste, ascoltate, riconosciute.

Perché il talento apre le porte. Ma è la fiducia — in sé, negli altri, nella vita — che permette di attraversarle.

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